Mascheruta e Bruno Digiuno di Giliana Casagrande
Era un lupetto irrequieto, curioso, intraprendente. Sempre in movimento. Sempre in giro. Sempre in cerca di avventure. Inoltre lo si riconosceva subito: aveva gli occhiali. No, non degli apparecchi per migliorare la vista, ma due macchie bianche sugli occhi che da lontano potevano essere scambiare per un paio di occhiali o una mascherina. Per questo lo chiamavano Mascheruta. Quello che chiudeva la fila doveva essere Bruno Digiuno, lo aveva subito riconosciuto: una pancia enorme sormontata da un cappello da alpino con ciuffi di pelo animale; uno zaino pesantissimo, pieno di viveri dal profumino stuzzicante, che faceva da contrappeso al ventre. Era il tipico cacciatore d’alta quota delle Prealpi Pordenonesi, proprio come glielo avevano più volte descritto.
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Ottieni indicazioniAggiornato il 09/06/2026
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