MARRI Un toscano a Parigi. Ascesa e declino di Giuseppe Cambini. LIM
Quando intorno al 1770 Giuseppe Cambini arriva a Parigi (dopo avere vissuto — si dice — un periodo di schiavitù), è già un musicista esperto; ma con chi si sia formato il compositore toscano (originario non di Livorno, ma di Montelupo Fiorentino) resta incerto: le fonti coeve lo danno allievo di Nardini e di Manfredi per il violino, di padre Martini, di Piccinni e di Haydn per la composizione. Del rapporto coi primi due scrisse egli stesso nel noto articolo del 1804 sull’esecuzione quartettistica nel quale racconta l’esperienza giovanile come viola del “Quartetto Toscano”. Abbandonata la carriera solistica, Cambini passa alla composizione di musiche concertanti, riscuotendo grande successo presso gli amateurs. Nel 1776 esordisce nel teatro con Les Romans, ma l’opera cade schiacciata dall’Alceste di Gluck; passato dai piccinnisti ai gluckisti continua a produrre per il teatro ma con esiti per lo più modesti; durante la Rivoluzione compone musiche patriottiche e una grande opera ‘rivoluz
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